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Nel caso di Mario Ciancarella, il decreto presidenziale di radiazione
dell'ottobre 1983 è stato dichiarato un falso integrale dal Tribunale
Civile di Firenze nel 2016.
In merito al ruolo del Ministro della Difesa e alla "proposta" di radiazione:
Falsificazione
totale: Le perizie hanno stabilito che la firma di Sandro Pertini sul
decreto era apocrifa. Essendo l'intero atto un falso, non è mai esistita
una legittima proposta formale seguita dall'iter istituzionale
previsto.
Contesto politico: Nel 1983, il Ministro
della Difesa in carica era Giovanni Spadolini (Governo Craxi I),
succeduto a Lelio Lagorio. Sebbene la radiazione sia avvenuta durante il
suo mandato, la sentenza ha evidenziato che l'atto fu prodotto
illegalmente per delegittimare Ciancarella, esponente del Movimento
Democratico dei Militari che indagava sulla strage di Ustica.
Reintegro:
Nel 2016, a seguito della sentenza, l'allora ministra della Difesa
Roberta Pinotti ha dato mandato di procedere al reintegro e alla
riabilitazione del capitano.
In sintesi, non vi fu
una proposta di radiazione "regolare" da parte del ministro, poiché
l'atto che ne sanciva l'espulsione è risultato essere un documento
falsificato "all'ombra della strage di Ustica".
Decenni di arretrati: La battaglia legale dura da oltre 40 anni. Un eventuale risarcimento deve coprire stipendi non percepiti dal 1983, la ricostruzione della carriera (perdita di chance), oltre ai danni morali e biologici.
Stato del risarcimento: Il Ministero della Difesa è stato condannato alla reintegrazione e al risarcimento, ma la quantificazione esatta della somma è oggetto di ulteriori gradi di giudizio e conteggi tecnici che possono avvicinarsi a cifre di tale entità, pur non essendo ancora state confermate come "7 milioni" in via definitiva