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lunedì 13 aprile 2026

Ustica Le parole di Sandro Marcucci sul Mig a Ciancarella x telefono 1981

 

P 92 Manoscritto Impossibile Pentirsi


Mi avrebbe richiamato solo verso Novembre di quell’anno. Con voce quasi affannosa ed al

tempo stesso entusiasta disse: “Mario li abbiamo in pugno. Ho i nomi due colleghi, un

pilota ed un controllore che, se riusciremo a farli convocare dal Magistrato (sono troppo

impauriti infatti per presentarsi spontaneamente) confermeranno che il MIG libico in realta’

e’ decollato da Pratica di Mare.” Lo rimproverai subito aspramente per avermi dato quella

informazione per telefono, certamente controllato, ma lui non volle sentire ragioni. “Ma non

ti preoccupare. Lo capisci che significa questo, cosa potrebbe cambiare per il tuo

processo, specie ora che si e' costituito il tuo collegio di difesa politico? Stavamo dando

troppo fastidio, amico mio, ecco perche’ si sono costruite tutte quelle imputazioni contro di

te. Su, coraggio, a Natale ci vediamo e ne parliamo a quattr’occhi”



P 405 Manoscritto Impossibile pentirsi Mario Ciancarella


Il mistero di Sandro. Quanto sapeva in realtà su Ustica?

Ancora oggi non mi perdono di non essere stato poi così lucido come avrei dovuto, e come

avrei saputo se solo ne avessi percepito la assoluta necessità, per salvaguardare la vita di

Sandro. La sua insistenza nel volermi essere accanto per garantire la mia sicurezza, in qualche

maniera mi ha sempre lusingato, anche se allora non sarei stato in grado di leggere con

chiarezza questa mia personale "debolezza".

La nostra era una amicizia che era stata progressivamente cementata da una assoluta e

reciproca stima, nè abbiamo mai avuto alcun problema a riconoscere senza false modestie la

nostra evidente "diversità" e "maggiore serietà" rispetto alla massa dei colleghi. Sandro d'altra

parte ha fatto sempre di tutto perchè rimanessi convinto di essere stato io a coinvolgerlo nella

vicenda Ustica. Ed io ho sentito - e sentirò sempre - per tutti gli anni successivi alla sua morte la

responsabilità per averlo spinto a cercare quella testimonianza dei militari di Pratica di Mare,

che lo avrebbe bruciato fino a farlo incarcerare e fino a morirne.

Lui, per quei caratteri con cui l'ho già descritto, l'essere cioè un guascone e quasi un cavaliere

medievale - deciso ad intervenire dovunque "si violasse la giustizia" - e contemporaneamente

pervaso da quella sindrome da fratello maggiore - desideroso cioè di attirare su di sè i pericoli

che potessero sfiorare i suoi "fratelli minori" -, ha fatto di tutto perchè non sospettassi mai

concretamente di quanto, su altri sentieri - forse ben più concreti e pericolosi dei miei -, lui

avesse potuto essere gia "consapevole" e dunque "coinvolto", autonomamente da me e da altre

comuni vicende, nella storia di Ustica

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