La
condanna di Adriano Sofri per l'omicidio del commissario Luigi
Calabresi (17 maggio 1972) si è basata quasi esclusivamente sulle
dichiarazioni del pentito Leonardo Marino, ritenuto credibile nonostante
le numerose contraddizioni
. Le richieste di revisione del
processo, in particolare quella del 2000, si sono fondate su elementi
tecnici e perizie che miravano a scagionare Sofri, evidenziando
l'inattendibilità di Marino.
Ecco i principali punti tecnici e perizie citati per contestare la condanna:
- Contraddizioni di Marino sul luogo del delitto: Marino ha raccontato di aver parcheggiato la Fiat 500 utilizzata per l'omicidio in una determinata posizione, ma le perizie e le testimonianze del tempo non hanno riscontrato la presenza dell'auto in quel luogo.
- Incongruenze tecniche sul veicolo: È stato evidenziato che la versione di Marino su come gestì l'auto dopo l'omicidio (presenza o meno del bloccasterzo) non coincideva con i riscontri tecnici oggettivi, minando la credibilità della sua confessione.
- Assenza di prove oggettive: Durante i lunghi anni di processo (11 anni tra appelli e rinvii), non sono mai stati trovati riscontri fisici, come impronte, tracce biologiche o prove materiali che collegassero direttamente Sofri all'organizzazione dell'omicidio, basandosi solo sulla testimonianza di Marino.
- Inattendibilità del pentito: La difesa di Sofri ha sempre sostenuto che le confessioni di Marino non fossero spontanee né autentiche, ma frutto di pressioni o convenienze, sottolineando le varie contraddizioni che emersero durante i processi.
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