Il clima di minacce e pressioni che il maresciallo
Mario Alberto Dettori avrebbe subito dai colleghi e dai superiori presso il centro radar di Poggio Ballone
è un aspetto cruciale dei depistaggi sulla strage di Ustica. Secondo le
testimonianze raccolte dai magistrati e dai familiari, l'ambiente di
lavoro divenne per lui ostile e intimidatorio subito dopo il 27 giugno
1980.Le principali evidenze riguardanti queste minacce includono:
Pressioni e intimidazioni dirette
- L'avvertimento sul silenzio: Dettori riferì alla famiglia di essere stato "consigliato" dai superiori e da alcuni colleghi di dimenticare ciò che aveva visto sui radar quella notte.
- "Ci fanno la pelle": Nella celebre telefonata al capitano Mario Ciancarella, Dettori usò parole inequivocabili: "Comandante, siamo stati noi... io non le posso dire nulla perché qua ci fanno la pelle". Questa frase testimoniava un timore immediato per la propria incolumità fisica derivante dall'ambiente militare interno.
- Isolamento e sorveglianza: Negli anni successivi, il maresciallo confidò alla moglie di sentirsi costantemente pedinato e monitorato anche al di fuori del lavoro, percependo un controllo serrato volto a garantirne il silenzio.
Azioni sospette dei colleghi e superiori
- La sparizione dei documenti: Dettori rivelò che i nastri originali (fonici e radar) della notte della strage erano stati chiusi in un plico, firmati da tutto il personale in turno (inclusi i suoi colleghi) e riposti nella cassaforte del comandante dell'aeroporto di Grosseto. Il fatto che tali documenti siano poi spariti o siano stati manipolati suggerisce un'azione coordinata ai vertici della base.
- Il ruolo del Capitano Maurizio Gari: Gari era il capo controllore di sala operativa a Poggio Ballone quella notte. Morì improvvisamente per infarto nel 1981 a soli 32 anni. La sua morte, insieme a quella di Dettori, viene spesso citata come parte di una serie di "eliminazioni" di testimoni chiave che non si erano adeguati alla linea del silenzio.
Aggiornamenti sulle indagini (2025-2026)
- L'Associazione Antimafie "Rita Atria" ha presentato un nuovo esposto alla Procura di Grosseto portando elementi che ipotizzano l'omicidio anziché il suicidio. Tra questi elementi figurerebbero prove di pressioni psicologiche insostenibili esercitate da soggetti interni all'Aeronautica per impedire che Dettori testimoniasse davanti al giudice Priore.
- Il "Francese senza volto": Le recenti inchieste hanno riacceso i riflettori su un misterioso agente francese che avrebbe frequentato la zona di Grosseto e avuto contatti con il personale della base, alimentando l'ipotesi di minacce esterne coordinate con settori deviati dei servizi italiani.
In sintesi, il "muro di gomma" a Poggio Ballone non fu solo burocratico, ma si manifestò attraverso un clima di paura
indotto da colleghi e superiori che, secondo i familiari, portò Dettori
a temere per la propria vita fino al tragico epilogo del 1987.
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